Marianne Moore

A una lumaca
Se “la concentrazione è il primo dono dello stile”,
tu la possiedi. La contrattilità è una virtù,
così come modestia è una virtù.
Non già l’acquisizione di una cosa qualsiasi
capace di adornare,
o la qualità incidentale che per avventura
si accompagni a qualcosa di ben detto,
non questo apprezziamo nello stile,
ma il principio nascosto:
nell’assenza di piedi, “un metodo di conclusioni”;
“una conoscenza di princìpi”, nel curioso fenomeno della tua antenna occipitale.
To a Snail
If “compression is the first grace of style”,
you have it. Contractility is a virtue
as modesty is a virtue.
It is not the acquisition of any one thing
that is able to adorn,
or the incidental quality that occurs
as a concomitant of something well said,
that we value in style,
but the principle that is hid:
in the absence of feet, “a method of conclusions”;
“a knowledge of principles”,
in the curious phenomenon of your occipital horn.
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Marianne Moore nacque nel 1887 a Saint Louis, nel Missouri, dove si diplomò e si specializzò come segretaria d’azienda e archivista, finendo poi a lavorare a New York per la prestigiosa New York Public Library. Nella Grande mela Moore si impose da subito all’attenzione dell’élite intellettuale, arrivando a dirigere la famosa rivista «The Dial» (che terminò le pubblicazioni nel ‘29, al quarto anno di direzione di Moore) e divenendo in breve uno dei punti di riferimento del modernismo imagista, una delle correnti fondamentali della poesia anglosassone nel Novecento.
Esordiente nel 1921 suo malgrado (il libro Poems fu dato alle stampe a sua insaputa, dall’amica Hilda Doolittle), è autrice di testi capitali della tradizione novecentesca americana: Observations (1924), Selected Poems (1935), The Pangolin, and Other Verse (1936), What Are Years? (1941), Nevertheless (1944), Collected Poems (1951), O To Be a Dragon (1959), Tell Me, Tell Me (1966), e i Complete Poems of Marianne Moore (1967).
Morì a New York nel 1972.
tratto da:miserabili.com


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