Frammenti

24 Ottobre 2007 pubblicato da Cristina



Sylvia a 7 anni

Quando la mamma se ne va
mi manca tanto che nemmeno lo sa
e quando ad andarmene sono io
manco a lei e al fratello mio


A 15 anni.

Pensavo di non poter essere ferita
pensavo d’essere completamente immune
impenetrabile alla sofferenza
o all’agonia.

Il mio mondo era tiepido sole d’aprile
i miei pensieri ornati di verde e oro
il mio animo pieno di gioia, ma sentivo
quel dolore acuto e dolce che solo la gioia
possiede

Poi all’improvviso, il mio mondo s’è fatto grigio,
e l’oscurità ha spazzato via la gioia.
Un vuoto sordo e dolente mi è stato lasciato
dove mani negligenti si erano fatte tese
per distruggere
la mia argentea rete di felicità…


tratta da: Mussel Hunter at Rock Harbor

Il viso del granchio, inciso e abbandonato

Era contorto come un teschio
aveva un aspetto orientale
la maschera mortuaria di un samurai fatta
con un dente di tigre,meno per
l’arte che per Dio…


tratta da: Full Fathom Five…

…vecchio, emergi raramente
poi arrivi con l’aiuto della marea
quando i mari sono freddi, di schiuma

spumeggianti: capelli bianchi, barba bianca, gettata al largo
una rete, si alza,ricade, come le onde
si sollevano e si chinano

Tu provochi le domande

Tu provochi gli altri dei.
Cammino asciutta sul confine del sogno
esiliata a nessun bene.

Ricordo il tuo letto di conchiglie.
Padre, quest’aria pesante è assassina.
Vorrei respirare l’acqua…


tratta da : Electra on Azalea 1959

Sono il fantasma di un ‘infame suicida
il mio rasoio azzurrino mi arrugginisce in gola.

O perdona colei che bussa per il perdono
al tuo cancello, padre - la tua cagna, figlia, amica.
E’ stato il mio amore a dare la morte ad entrambi.

Il giorno in cui mi svegliai, mi svegliai su Churchyard Hill.
Trovai il suo nome, trovai le sue ossa e tutto.
Iscritti in una affollata necropoli,
la tua pietà venata posta di traverso contro un recinto di ferro.

In questo ospedale di carità, questo ospizio,
dove i morti si accalcano piede contro piede,
testa contro testa, neanche un fiore spunta dalla terra.

Questo è il sentiero di azalee.
Un campo di lappola si apre verso sud.
Quasi due metri di ghiaia gialla ti ricoprono.

La salvia rossa artificiale non si muove
nel cesto di sempreverdi di plastica che misero
alla lapide vicino alla tua, e nemmeno marcisce,
anche se le piogge sciolgono una tinta vermiglia:
il surrogato di petali gocciola, e gocciola rosso…


tratta da : The bed book

Molti Letti sono Letti
per dormire o riposare,
ma i Letti migliori sono molto
più interessanti!

Non solo un bianco piccolo
ben rimboccato piccolo
camicia da notte piccolo
spegni la luce piccolo
Letto.


tratta da: Two campers in cloud 1959

…una nuvola
che i bei cieli limpidi sopra Boston non potevano ospitare…
gli orizzonti sono troppo lontani per essere amichevoli come vecchi zii;
i colori si fanno valere con una sorta di vendetta.

Ogni giorno si conclude con un vistoso sfoggio di vermiglio
e la notte arriva con un solo gigantesco passo.


tratta da: Sleep in the Mojave Desert

E’ asciutto, asciutto
è l’aria pericolosa, il mezzogiorno produce uno strano effetto
sull’occhio della mente, erige una linea

di pioppi a media distanza, il solo
oggetto oltre alla folla strada diritta
che si riesce a ricordare passati gli uomini e le case.


tratta da: Waking in Winter

Assaporo la latta del cielo - vera latta
l’alba invernale è del colore del metallo
gli alberi intirizziti al loro posto come nervi esauriti.

Ho sognato per tutta la notte distruzione e annientamenti
una catena di montaggio di gole tagliate, e tu ed io
arrancavamo nella Chevrolet grigia , bevendo il verde
veleno dei prati tranquilli, le piccole lapidi rivestite.
Silenziosi, sulle ruote di gomma, andando verso il mare.

Come risuonavano i balconi! Come il sole accendeva
i teschi, le ossa sparse in piena vista!
Spazio! Spazio! Le lenzuola finirono del tutto.
Le gambe delle brande, assunsero forme terribili, e le infermiere
ogni infermiera rabberciò una ferita con la propria anima
e scomparve.
Gli ospiti fatali non erano stati soddisfatti
dalle camere, né sorrisi, né dei bei ficus,
né il mare, tacitando il loro nudo sentimento come la Vecchia
Madre Morfina.


tratta da: In Plasster 1961

Non ne uscirò mai! Siamo ora in due me stesse:
questa nuova di zecca, bianchissima e l’altra,
vecchia e gialla. E la bianca è senz’altro superiore…
e mi è grata, non sarebbe esistita senza di me.

Io gli davo l’anima, sbocciavo da lei come una rosa
sboccia da un vaso di non molto pregiata porcellana…


tratta da: Le muse inquietanti

…Mi svegliai un giorno per vederti, o madre
ondeggiante sopra di me nell’aria più azzurra
su un pallone verde risplendente di un milione
di fiori e uccelli azzurri che in nessun luogo
erano mai stati trovati, mai, mai
ma il piccolo pianeta balzo via
come una bolla di sapone appena tu dicesti:

Vieni qui! Ed io mi trovai di fronte le mie compagne di viaggio;
ora giorno e notte, al mio capo, ai fianchi ai piedi.
Stanno e vegliano in abiti di pietra.
I volti vuoti come il giorno in cui nacqui,
le loro ombre lunghe nel sole calante
che mai rifulge o tramonta
E questo e il regno dove mi hai condotto.
Madre, madre. Ma nessuna mia smorfia
tradirà quale compagnia frequento…


tratta da: Getting There

[...] E’ il fianco di Adamo,
questa terra da cui mi levo, nei tormenti.
Non posso disfarmi, e il treno sta sbuffando.
Sbuffando e ansimando, come quelli di un diavolo.
[...]
Il treno si trascina, urla -
animale
che smania di arrivare alla destinazione,
alla macchia di sangue,
alla faccia che è in fondo al bagliore.
[...]
E io, uscendo da questa pelle
di vecchie bende, noie, vecchie facce,
vengo a te dal nero carro di Lete,
pura come un neonato


Lettera d’amore 16 ottobre 1960

Non è facile dire il cambiamento che operasti.
Se adesso sono viva, allora ero morta
anche se, come una pietra, non me ne curavo
e me ne stavo dov’ero per abitudine.
Tu non ti limitasti a spingermi un po’ col piede, no -
e lasciare che rivolgessi il mio piccolo occhio nudo
di nuovo verso il cielo, senza speranza, è ovvio,
di comprendere l’azzurro, o le stelle.
Non fu questo. Diciamo che ho dormito: un serpente
mascherato da sasso nero tra i sassi neri
nel bianco iato dell’inverno -
come i miei vicini, senza trarre alcun piacere
dai milioni di guance perfettamente cesellate
che si posavano a ogni istante per sciogliere
la mia guancia di basalto. Si mutavano in lacrime,
angeli piangenti su nature spente,
Ma non mi convincevano. Quelle lacrime gelavano.
Ogni testa morta aveva una visiera di ghiaccio.
E io continuavo a dormire come un dito ripiegato.
La prima cosa che vidi fu l’aria, aria trasparente,
e le gocce prigioniere che si levavano in rugiada
limpide come spiriti. Tutt’intorno giacevano molte
pietre stolide e inespressive,
Io guardavo e non capivo.
Con un brillio di scaglie di mica, mi svolsi
per riversarmi fuori come un liquido
tra le zampe d’uccello e gli steli delle piante
Non m’ingannai. Ti riconobbi all’istante.
Albero e pietra scintillavano, senz’ombra.
La mia breve lunghezza diventò lucente come vetro.
Cominciai a germogliare come un rametto di marzo:
un braccio e una gamba, un braccio, una gamba.
Da pietra a nuvola, e così salii in lato.
Ora assomiglio a una specie di dio
e fluttuo per l’aria nella mia veste d’anima
pura come una lastra di ghiaccio. E’ un dono.

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