Frammenti

24 Ottobre 2007 pubblicato da Cristina



Sylvia a 7 anni

Quando la mamma se ne va
mi manca tanto che nemmeno lo sa
e quando ad andarmene sono io
manco a lei e al fratello mio


A 15 anni.

Pensavo di non poter essere ferita
pensavo d’essere completamente immune
impenetrabile alla sofferenza
o all’agonia.

Il mio mondo era tiepido sole d’aprile
i miei pensieri ornati di verde e oro
il mio animo pieno di gioia, ma sentivo
quel dolore acuto e dolce che solo la gioia
possiede

Poi all’improvviso, il mio mondo s’è fatto grigio,
e l’oscurità ha spazzato via la gioia.
Un vuoto sordo e dolente mi è stato lasciato
dove mani negligenti si erano fatte tese
per distruggere
la mia argentea rete di felicità…
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Il colosso e altre poesie

22 Ottobre 2007 pubblicato da Cristina



Il Colosso

Non riuscirò mai a ricostruirti completamente,
rattoppato, incollato e fatto ben combaciare,
ragli di mulo, grugniti di porco, e schiamazzi osceni
provengono dalle tue nobili labbra.
E’ peggio di un cortile

forse consideri te stesso un oracolo,
portavoce dei morti, o di qualcuno degli dei.
sono trent’anni che fatico
per dragare il fango della tua gola.
non sono diventata più saggia.

arrampicandomi su piccole scale con se
cchi di colla e di lisolo
striscio come una formica a lutto
sugli acri coperti di erbacce della tua fronte
per accomodare le enormi lastre del cranio e
ripulire i vuoti bianchi tumuli degli occhi.

un cielo azzurro proveniente dall’orestiade
si inarca su di noi. o padre, da solo
sei essenziale e storico come il foro romano.
apro il sacchetto del pranzo su una collina di neri cipressi.
le tue ossa flautate e i capelli d’acanto sono sparsi

fino alla linea dell’orizzonte nella loro antica anarchia.
ci vorrebbe più d’un fulmine
per creare un tale disastro.
la notte, mi accovaccio nella cornucopia
del tuo orecchio sinistro, lontano dal vento,

contando le stelle rosse e quelle color prugna.
il sole sorge da sotto la colonna della tua lingua.
le mie ore sono sposate con l’ombra.
non sto più ad ascoltare il raspare di una chiglia
sulle vuote pietre dell’approdo.
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