Articoli vari su Anne Sexton

19 Novembre 2007 pubblicato da Cristina



ANNE SEXTON: L’ESTROSA ABBONDANZA
da Crocetti Editore

Bella e dannata, sexy e infantile, sposata e sciupamaschi, indifesa ed esibizionista, plurisuicida con un incrollabile senso dell’umorismo, fragile e carismatica, autodidatta e docente universitaria, atea e religiosa, benestante signora drogata di psicofarmaci, tabagista incallita e alcolizzata: Anne Sexton ha attraversato come una meteora il mondo della poesia americana, esercitando un’enorme influenza su artisti che hanno ritrovato, nei suoi versi, la tragicità del quotidiano e la forza drammatica dei sogni. Dalla poesia al rock, dal cinema alle arti visive: infiniti sono stati, negli Stati Uniti, i tributi alla poetessa che per prima ha saputo (e ha avuto il coraggio) di mettere in scena pazzia e sessualità, sentimento religioso e blasfemia, senza alcuna mediazione “alta”. Anne Sexton, giovanissima sposa e avvenente modella, vive la propria condizione esistenziale con grande sofferenza. Tenta più volte il suicidio. A ventotto anni viene internata in clinica, dove comincia, su suggerimento del suo terapeuta, a scrivere versi. “Tra psicofarmaci e poeti mi trovo bene”, ebbe a sostenere una volta. Iniziò così la carriera letteraria di Anne. Membro onorario della Royal Society of Literature of London e plurilaureata, docente universitaria di scrittura creativa a Boston e Harvard, Anne è stata anche leader di un gruppo rock, “Anne Sexton and His Kind”. Morì suicida il 4 ottobre 1974.

Anne Sexton - L’estrosa abbondanza - a cura di Rosaria Lo Russo, Antonello Satta Centanin e Edoardo Zuccato - € 14,98
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Poesie di Anne Sexton

19 Novembre 2007 pubblicato da Cristina



Sono un’attrice nel proprio dramma autobiografico“.
Anne Sexton

*

Canzone d’amore

Ero la ragazza della catena di S. Antonio,
la ragazza tutta discorsi di bare e serrature,
quella delle bollette del telefono,
la foto sgualcita e i contatti persi,
quella che continuava a dire
Ascoltami! Ascoltami!
Mai! Mai!
e cose del genere

Quella con il bavero
tirato su fino agli occhi,
con gli occhi blu canna di fucile,
con una venuzza sulla piega del collo
che vibrava come un diapason,
con le spalle nude come un palazzo,
con quei piedini e quei ditini,
con un vecchio gancio rosso in bocca,
una bocca il cui sangue gocciolava
nelle regioni orrende della sua anima

la ragazza che si addormentava sempre,
era vecchia come i sassi,
ogni mano un pezzo di cemento,
per ore e ore
e poi si svegliava,
dopo la breve morte,
ed era tenera come,
delicata come

tenera e delicata come
luce in eccesso,
per niente pericolosa,
come un barbone che mangia
o un topo su un tetto
senza botole,
con niente di più onesto
che la tua mano nella sua,
con nessun altro, nessun altro che te!
E cose del genere.
Nessun altro, nessun altro che te!
Oh, non si può tradurre
quell’oceano
quella musica
quel teatro
quel campo di pony.
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